Il diabete tipo 1

Premessa: questo non è un sito medico, e quindi ci limiteremo ad esporre alcune nozioni senza pretesa di esaustività, cercando la semplicità allo scopo di far meglio comprendere l’origine del nostro impegno sociale ed i messaggi che vogliamo portare fra la gente attraverso le nostre attività. Per cui, per qualsiasi dubbio o approfondimento, ti consigliamo di rivolgerti prontamente al pediatra o al tuo medico.

Il diabete di tipo 1 è una patologia cronica autoimmune, ovvero causata da una risposta immunitaria errata da parte del corpo a un fattore scatenante. Al momento della sua insorgenza, definita “esordio”, gli anticorpi distruggono le cellule beta del pancreas, deputate alla produzione di insulina, ormone che consente al glucosio di entrare nelle cellule per rifornire di energia l’organismo. La predisposizione genetica è un fattore di base ma concorrono anche elementi ambientali scatenanti, ad oggi sconosciuti.

Può insorgere fin dai primi mesi di vita di un bambino, e tipicamente nell’infanzia e nell’adolescenza, ma anche fino ai 30 anni di età. La sintomatologia compare in poco tempo e quando viene diagnosticato generalmente le cellule beta sono già state distrutte al 90%, in un processo che, ad oggi, una volta iniziato è irreversibile.

Quando il pancreas non produce più insulina in quantità sufficiente l’organismo non è più in grado di regolare la glicemia, ovvero il livello di glucosio nel sangue, ed iniziano ad apparire alcuni classici sintomi quali la sete eccessiva, che talvolta appare “inestinguibile”, il bisogno costante di urinare, la fame, la stanchezza, la perdita di peso, infezione e prurito ai genitali (specialmente nelle bambine).

Se non riconosciuto e trattato con prontezza ed adeguatezza, il diabete di tipo 1 all’esordio può essere letale anche in pochi giorni. Infatti la produzione di insulina si riduce, la glicemia aumenta, e può insorgere la chetoacidosi diabetica, complicanza potenzialmente fatale che comporta una risposta compensatoria dell’organismo che, per la produzione di energia, passa ad un metabolismo di tipo lipidico (vengono bruciati gli acidi grassi e, soprattutto, i trigliceridi) con conseguente produzione di corpi chetonici che “intossicano” l’organismo.

Purtroppo ancora oggi molti esordi vengono diagnosticati in presenza di chetoacidosi, esponendo quindi il bambino colpito al rischio di morte o a danni cerebrali permanenti. Dal 2004 al 2013 oltre 9.500 bambini al di sotto di 15 anni hanno avuto una diagnosi di diabete di tipo 1: 4 di loro purtroppo sono morti, ed altri 7, tra cui il figlio del nostro fondatore e presidente, hanno subito lesioni permanenti a causa di eventi iniziati con una diagnosi tardiva. Una di queste tragiche storie è narrata nel libro “La forza che ho dentro” di Iacopo Ortolani, che negli anni seguenti darà impulso alla costituzione di Weloveinsulina con la ferma volontà di non far accadere MAI PIU’ A NESSUNO quella terribile storia e quelle degli altri sfortunati bambini morti o rimasti con esiti sfavorevoli a vita.

Nelle nostre attività ci facciamo quindi portatori fra la gente di un messaggio volto alla conoscenza dei principali sintomi di esordio del diabete di tipo 1 in quanto se si conoscono i sintomi diventerà più facile per il pediatra o per il medico fare diagnosi e quindi preservare la vita e la qualità della vita del bambino colpito.

Il diabete mellito di tipo 1 è una diagnosi semplice, se la si ha in mente”, scriveva nel 1977 il Dr. Oman Craig. Non c’è niente di più vero!

Quindi non esitare un attimo in presenza anche di solo uno di quei sintomi su tuo figlio, rivolgiti IMMEDIATAMENTE al pediatra o al medico! Non c’è tempo da perdere!

La nostra mission principale è quindi rivolta alla conoscenza dei sintomi di esordio per facilitare la diagnosi tempestiva, ma vogliamo al contempo anche cercare di favorire la conoscenza fra la popolazione del diabete di tipo 1, diverso dal più famoso e diffuso diabete di tipo 2, impropriamente detto “alimentare” o “dell’anziano”. E’ diverso per cause scatenanti, è diverso per modalità di cura e caratteristiche, è diverso per l’impatto sulla vita di tutti i giorni. Per esempio mentre il diabete di tipo 2 si può, in molti casi, prevenire con un corretto stile di vita e corrette abitudini alimentari, il diabete di tipo 1, ad oggi, non si può prevenire, sebbene gli sforzi affinché sia riconosciuto tempestivamente possano rientrare nel concetto di prevenzione diagnostica.

Fare informazione significa anche sfatare alcuni dei luoghi comuni che purtroppo talvolta accompagnano, più o meno velatamente, il diabete di tipo 1 che quindi:

  • non insorge perché si mangiano troppi dolci;
  • non passa con la crescita del bambino;
  • non si guarisce con l’alimentazione o sospendendo l’insulina: l’insulina è vitale!
  • non impone terrificanti privazioni alimentari: si può mangiare di tutto nell’ambito di un regime alimentare sano ed equilibrato, cardine della salute di ogni individuo, con e senza diabete;
  • non obbliga a fare vita di assoluto riposo: una persona con diabete di tipo 1, come tutte le altre persone, può e deve praticare sport, altro pilastro della terapia;
  • non è infettivo: non si attacca con una stretta di mano, non si attacca scambiandosi un bacio, non si attacca toccando la goccina di sangue che esce dal dito quando ci si fa lo stick;
  • non si vede: che una persona ha il diabete di tipo 1 lo possiamo capire fondamentalmente solo in due momenti:
    • quando si fa lo stick glicemico, ovvero si punge il dito per far uscire la piccola goccia di sangue necessaria per la misurazione della glicemia;
    • al momento dei pasti o di alti valori glicemici da “correggere”: infatti, dato che il pancreas non produce più l’insulina, è necessità vitale che la persona se la inietti dall’esterno più volte al giorno o attraverso le classiche iniezioni oppure grazie ai microinfusori, strumenti tecnologici che aiutano ma che non sostituiscono ancora l’intervento attivo e continuativo del paziente nella sua terapia.

Nel 2015 a cura della Fondazione Ospedale Pediatrico Meyer è stato realizzato il docu-film “Settembre”, che con la sua testimonianza leggera ma intensa ci fa “vedere” il mondo dei ragazzi con diabete di tipo 1:

http://www.meyer.it/index.php/newsletter/76-novembre-2015/498-ecco-settembre-il-film-del-meyer-che-da-voce-ai-ragazzi-con-diabete

Il diabete di tipo 1 non pregiudica la qualità della vita della persona colpita, che può far tutto e anche di più, a patto che abbia avuto una diagnosi tempestiva all’esordio, che possa usufruire di un’assistenza sanitaria adeguata fondata sul supporto di validi e strutturati Centri Diabetologici, che abbia accesso a tutti i presidi sanitari di cura inclusi quelli più innovativi basati sulle più moderne tecnologie che se dal punto di vista della persona ne migliorano la qualità della vita, dal punto di vista del Sistema Sanitario Nazionale rappresentano un investimento in salute che, anche a fronte talvolta di maggiori costi attuali, darà i suoi frutti nel medio-lungo periodo grazie ad enormi risparmi di spesa, perché gestire bene un diabete nel quotidiano significa abbattere fino addirittura ad azzerare le complicanze, vero elemento da temere in primis per la salute della persona colpita ma anche per il bilancio dello Stato, stanti gli ingenti costi sanitari correlati.

E allora corriamo insieme, corriamo con Weloveinsulina, corriamo per far “conoscere per riconoscere”, corriamo perché lo sport è uno dei pilastri della terapia della persona con diabete, ma è anche, per tutti, corretto stile di vita e generatore di benessere per il corpo e per la mente!